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lunedì 6 febbraio 2012

La crisi in Québec

Le cartoline di guerra per S.Valentino.
Bisogna dirsi le cose come stanno. Anche in Canada e in Québec ci sono problemi di lavoro e la crisi economica si profila incerta e angosciante all'orizzonte. Incipit alla Ernesto Polli della Roggia!
Gli ammortizzatori del Paese dei sogni sono in realtà diversi rispetto all' Europa, ma la paura esiste anche qui, soprattutto in alcuni settori industriali che coinvolgono la manodopera meno adattabile e più sensibile alla crisi.
Non vi parlo per sentito dire o sulla base di un "Porta a Porta" o "Ballarò" locale. Lavorando in una compagnia manifatturiera e attraversando le problematiche di conti, banche, dipendenti, vendite e mercato, vivo quotidianamente la realtà del celebre uomo della strada, che qui é spesso ghiacciata e innevata!
Negli ultimi 5 anni le grandi aziende manifatturiere presenti in Quebec hanno deciso di rilocalizzarsi (ma si dice così ?) negli USA, lasciando a casa migliaia di lavoratori. General Motors, Shell, General Electrics, Alcoa sono solo alcuni nomi famosi. A loro si sono aggiunte nel tempo tante piccole medie imprese dell'industria tessile, chimico farmaceutica, meccanica, alimentare, mobili, legno, ecc.
Le ragioni, inizialmente cammuffate dalla crisi mondiale, sono emerse chiaramente in questi ultimi mesi e sono ben difficili da contrastare, soprattutto in un colpevole ritardo:
il cambio dollaro US e dollaro CAN, il costo del lavoro, l'assenza di una corretta visione e di una politica consapevole.
Il cambio dollaro US/CAN fino a prima del 2008 era 1.5, ossia con 1 dollaro US compravi 1.5 dollari CAN. Adesso siamo in parità. Il mercato di riferimento del Canada, e del Québec in particolare sono gli USA. Vendiamo poco in Europa (misure diverse, tecnologie diverse, qualità diversa). Fino a poco tempo fa un oggetto che vendevamo a 1 dollaro in USA ci veniva pagato 1,5 $ canadesi. Oggi lo stesso oggetto ci viene pagato 1 $ canadese. Non abbiamo potuto imporre aumenti al consumatore americano per contrastare il cambio sfavorevole e la conseguenza é stata l'asfissia per le imprese che esportavano negli USA.
Produrre in Quebec non rendeva e non rende più.
Il dollaro e di conseguenza il costo del lavoro sono stati travolti da una tempesta senza scampo.
In Quebec un operaio delle grandi compagnie, tra sindacato, piano pensioni agevolato, indennità etc, parte da una paga oraria di 22/23 $CAD. In USA siamo a 15$. Un tempo 22/23$ equivalevano a 15$US, adesso no. Aggiungici tutti i piani pensionistici, i benefit e le coperture previdenziali extra ottenute dai sindacati, ma insostenibili per le compagnie e il gioco é fatto. Una multinazionale che ha 5 milioni di stipendi in Quebec, non appena si sposta in USA ha un immediato risparmio del 30% (1,5 milioni di dollari). Il 30% di stipendi in meno é interessante anche per una media impresa. In più gli Stati americani offrono incentivi notevoli per le nuove aziende, defiscalizzazione, aiuti, sostegno formativo, ecc. I sindacati in USA sono molto più morbidi, adesso che gli serve, mentre in Quebec sono sul piede di battaglia perché vogliono farsi vedere duri e battaglieri. Ed ecco che tutti scappano.
Resistono solo l'alimentare, le costruzioni , la biotecnologia e l'informatico, ma l'alimentare, dedicato al mercato interno (8 milioni di persone),  non ha lo stesso peso del manifatturiero da esportazione (300 milioni di persone), le costruzioni sono stagionali e usuranti, l'informatico e le biotecnologie sono troppo specializzate, automatizzate ed ad alto rendimento.
L'agricoltura e l'allevamento nelle grandi praterie, non sono un mercato interessante, soprattutto adesso che le grandi proprietà terriere agricole sono nel mirino dei cinesi che acquistano terra a tutto spiano e il lavoro dei campi é destinato agli immigrati e agli stagionali che arrivano da Messico e Colombia.
Ecco perchè si parla, in Quebec, del Piano Nord, dello sviluppo di una regione piu grande della Francia, ricca di giacimenti e materie prime, ma ghiacciata e fuori dal Mondo. Anche in questo caso i cinesi comprano.
E i politici? I conducator dell'economia e dello sviluppo? Parlano, parlano, si inseguono fra commissioni di inchiesta e prossime elezioni, si fanno la fronda e fondano partiti.
Poi ogni tanto decidono di fare un buco e vendono un po' più di petrolio, oro o amianto, coprono con sussidi di disoccupazione le proteste e propongono soluzioni impossibili. Il tempo passa e sarà un problema di altri.
É così in tutto il Canada? No, in Ontario, adesso che Marchionne e qualche altra piccola e marginale aziendina coreana, giapponese e americana fanno faville, l'economia é in salute. In Alberta il petrolio esce dai rubinetti e in BC sono ricchi e pochi.
In Quebec si riparla di sovranità, la solita ultima spiaggia.
Sappiate comunque che in Quebec lo stipendio é versato settimanalmente, si é pagati a tasso orario o su un lordo annuale omnicomprensivo, non sono previsti TFR, ROL, 13esima e 14esima, ci sono solo 4 giorni di malattia pagati all'anno, le ferie si maturano con l'anzianità fino a 4 settimane all'anno dopo 5 anni di lavoro nella stessa azienda (se cambi, passi dal via e riparti da zero), la sola pensione prevista é la minima, non c' é l'art. 18 e la mobilità é regina.
Gli stipendi variano, per mia esperienza personale da una paga oraria di 12$/h fino a 21$/h per operai, da 14$/h a 24$/h per impiegati, da 35.000$ a 70.000$ annui per impiegati responsabili, quadri, dirigenti. Il Direttore Generale della Vilel de Montreal guadagna $300.000 lordi annui, quello de la Ville de Quebec $185.000.
É per oggi la convocazione di un incontro tra il PM del Quebec e gli imprenditori e i sindacati sul tema Crisi, come scrive Radio Canada:
"Le taux de chômage au Québec a reculé de 0,3 point de pourcentage en janvier à 8,4 %. Les statistiques des mois précédents avaient aussi démontré une certaine détérioration de la situation de l'emploi. Les représentants gouvernementaux avaient alors indiqué qu'ils rencontreraient les partenaires du marché du travail pour discuter de la situation.
Récemment, deux entreprises de la région de Montréal ont annoncé des mises à pied: AstraZeneca, dans le domaine pharmaceutique, et Mabe, un fabricant d'électroménagers.
Selon le Conseil du patronat, le Québec doit faire des choix « s'il veut maintenir un filet social décent pour tous les Québécois ». L'organisation considère qu'un « meilleur équilibre entre la joie de vivre et le sens des responsabilités » est nécessaire au maintien de notre qualité de vie.
Le Conseil du patronat avance aussi que les Québécois devraient avoir une perception plus positive de la réussite et de la richesse. Il suggère ainsi une plus grande ouverture aux projets de développement économique ainsi qu'aux nouvelles initiatives audacieuses et à risque. Il considère que les Québécois devraient appuyer ces projets, plutôt que « de se liguer pour les faire dérailler ".
Buona settimana a tutti.